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Steve Mc Curry, RABARI-TRIBAL-ELDER-INDIA-2010-1-C31952Il mantra è il solito. Lo ripetono i grandi giornali e gli editorialisti che contano. Lo ripetono i politici responsabili che parlano per “il bene del Paese” e soprattutto lo ripetono loro: i tecnocrati di Bruxelles, i grigi signori di un’Europa austera ma solo verso i cittadini e le imprese e prodiga verso le banche e i poteri finanziari.
Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Olli Rehn, il Commissario agli Affari economici e monetari dell’Ue, ed il fantastico e intramontabile Martin Schulz, capocomico e Presidente del Parlamento europeo: insomma, i Ric e Gian della Troika; quelli che non perdono occasione per intrufolarsi nelle questioni interne del nostro paese e per cercare di condizionare ciò che resta della nostra residua sovranità nazionale.
Il primo ha dichiarato che l’instabilità italiana potrebbe generare “rischi non solo per l’Italia ma per tutta la zona euro”. Il secondo ha spiegato che  occorre “stabilizzare l’Italia e con essa stabilizzare l’Europa”; che questo concetto di stabilizzazione somigli molto a quello di “normalizzazione” che usavano i sovietici per i loro paesi satelliti, poco importa. Il vero problema è che i tecnocrati reclamano la stabilità solo dei governi che piacciono a loro (e che magari loro hanno imposto), mentre non si fanno molti scrupoli a destabilizzare i governi che a loro non piacciono e che magari sono quelli scelti dai cittadini.
Questa stabilità schizofrenica invade il giudizio e la capacità di discernere ciò che è reale da ciò che è costruito attorno all’emotività di questa crisi. E così, dopo l’annuncio di Berlusconi di ritirare i propri ministri dall’esecutivo, mentre i media italiani ricominciavano a scatenare la solita litania sul rischio spread e sulla possibilità di un downgrade dell’Italia da parte delle solite agenzie di rating, in Europa gli analisti più attenti esprimevano giudizi diversi. Sul Financial Times, Bill Emmott, già direttore dell’Economist ed espressione dell’establishment finanziario di sinistra, ha spiegato che le elezioni sono l’unica soluzione per l’Italia perché “l’incertezza causata dalle dimissioni dei ministri di Silvio Berlusconi segue semplicemente la certezza che il precedente governo era paralizzato”. E ha sottolineato la stranezza di un’Europa che rivendica il valore della democrazia e delle libere elezioni ma poi, “quando ci si avvicina alle urne grida all’instabilità e al pericolo”. La realtà è che il governo Letta “zoppicante fin dall’inizio” e formato da nemici (Pd, Pdl, Scelta Civica), non avrebbe mai potuto “realizzare anche le riforme più modeste” di cui l’Italia ha bisogno (tra cui Emmott inserisce anche quella della giustizia).
Emmott non è il solo a pensarla così. Edward Hadas, influente editorialista economico della Reuters, intervistato su Breakingviews ha dichiarato che una crisi potrebbe essere salutare non solo per la politica ma anche per il sistema economico italiano, scosso dai recenti “intrighi aziendali” di Telecom e Banca Intesa.
D’altronde, ennesimo errore di Giorgio Napolitano, il governo Letta ha avuto la funzione, in questi mesi, di uscire dall’impasse di elezioni che la sinistra era riuscita a perdere, pur vincendole, e dare continuità agli ordini dei nostri padroni europei ai quali la classe politica italiana è sottomessa; un governo privo di visione per il paese e di compattezza sufficiente almeno per non litigare su quali tasse mettere per rispettare gli ordini di Bruxelles. Insomma, che Letta sia destinato a cadere per debolezza e contraddizioni interne (oltre che per Berlusconi), è molto più probabile di una sua innaturale tenuta, e in fondo non sarebbe un’anomalia della democrazia.
Forse, per un paese normale, è più un’anomalia che il presidente di un’azienda come la Telecom (strategica per la sicurezza nazionale) dichiari di aver saputo dai giornali di aver ceduto la maggioranza in mano straniera; o che un sistema finanziario in crisi, che nega prestiti alle famiglie e crediti alle imprese, liquidi con milioni di euro l’amministratore delegato di Banca Intesa per due anni di lavoro, fuori da ogni logica di mercato.
La stabilità politica continua ad essere il velo che copre un paese privato di dignità dai molti poteri che lo stanno schiacciando.

© Il Tempo, 2 Ottobre 2013
Immagine: Steve Mc Curry, Tribal Elder, India, 2010