Tag

, ,

uncle-sam-debtAltro che la Nsa e gli spioni della Merkel; altro che shutdown; altro che le figuracce in politica estera. Ciò che dovrebbe preoccupare Obama è che si può passare alla storia per molto peggio. Nonostante le aspettative generate, uniche da parte di un presidente Usa, Obama rischia di essere il responsabile della fine dell’American Dream, il sogno americano che ha costruito per un secolo l’eccezionalità della più grande democrazia del mondo.
Sono 10 le statistiche su povertà e lavoro, che raccontano di un’America che spesso non si vuole raccontare:

  1. Quasi 1 americano su 2 vive in stato d’indigenza: per il Census Bureau (in pratica l’Istat del governo Usa), 97 milioni rientrano nella fascia di reddito più basso, mentre 49 milioni sono al di sotto della soglia di povertà; in tutto 146 milioni di abitanti, quasi la metà della popolazione.
  2. Nel 2011, quasi il 50% degli americani è stato costretto a ricorrere a programmi di assistenza sociale. Per la precisione (sempre fonte Census Bureau) 151 milioni di persone (pari al 49,2% della popolazione).
  3. i bambini che oggi vivono in stato di indigenza è salito al 20%, come ai livelli del 1975. Lo afferma un report della Foundation Child Development che ne attribuisce le cause al declino economico della classe media.
  4. Il numero di cittadini americani costretti a ricorrere ai buoni pasto statali è superiore alla popolazione della Spagna (quasi 47 milioni, con un aumento del 49% da quando Obama è presidente in carica).
  5. Nel 1999 il 64% degli americani era coperto da assicurazione sanitaria. Oggi non arrivano al 55%.
  6. Solo il 47% degli americani ha un lavoro a tempo pieno e secondo il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti crescono i cosiddetti “lavoratori part-time non volontari”, coloro che sono stati declassati con tagli di orario o cambiamento di mansioni.  In pratica il 77% dei posti di lavoro creati nel 2013 è part-time.
  7. Aumentano coloro che hanno deciso di estromettersi dal mercato del lavoro: quasi il 36% degli americani (oltre 90 milioni) ha rinunciato a cercarsi un impiego. Nel 2009, quando Obama entrò in carica erano 10 milioni in meno. E’ il livello più basso di partecipazione alla forza lavoro degli ultimi 35 anni.
  8. Il periodo medio di disoccupazione è passato dalle 20 settimane del 2009 alle 37 del 2013. Un altro mito lavorativo americano s’infrange: la facilità nel cambiare lavoro: lo si perde più facilmente e si fa più fatica a trovarlo. Una ricerca del National Employment Law Project ha rivelato che il 40% degli americani è rimasto senza lavoro per almeno 27 settimane (circa 6 mesi).
  9. 1 americano su 4 che ha un lavoro part-time, vive sotto la soglia della povertà e il 50% appartiene alle fasce di reddito più basse della società; questo perché l’aumento del lavoro part-time abbassa irrimediabilmente i redditi. Un report del Carsey Institute ha dimostrato che il lavoro part-time è un fattore chiave nella crescita della povertà.
  10. Secondo la Social Security Administration il 40% dei lavoratori americani guadagna meno di 20.000 dollari l’anno, cioè, al netto dell’inflazione, meno del minimo salario di un lavoratore del 1968.

Questi numeri non bastano certo per dire che siamo di fronte alla fine del Sogno americano e al declino di quella che un tempo era la terra delle opportunità e della libertà economica. Ma l’America di Obama assomiglia sempre più all’Europa di Bruxelles: più statalista, più assitenzialista, più burocratica, più povera e disperata. Questa crisi che, per ragioni diverse,  attraversa da una parte all’altra l’Oceano Atlantico, rischia di disegnare uno scenario in cui l’Occidente, non è più motore di sviluppo economico e sociale nel mondo. Di fronte ad una crisi complessa e strutturale, la presidenza Obama insegna una cosa anche all’Europa: che per costruire una leadership non bastano i media e i premi Nobel.

© Il Tempo, 30 Ottobre 2013