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Qui si fa l’elogio della puttana, motore della storia universale. Come il soldato ed il mercante. Attorno al suo corpo e al piacere che ha generato sono nati regni, sono state fondate città e abbattuti imperi; si sono consumate tragedie ed epopee, eroismi e viltà, si sono dipanati intrighi internazionali e sordide congiure.
Senza la puttana, non esisterebbe neppure Roma se è vero che la lupa (nome con cui i romani chiamavano la puttana) altro non era che la donna di un lupanare.
La puttana è da secoli un legame sociale, un immaginario simbolico; è una vergogna morale, un pubblico pudore, un’ipocrisia borghese. La puttana è il tabù ma allo stesso tempo, la liberazione. La puttana è un segreto inviolabile ma anche una verità conosciuta; è la riservatezza del confessore e della confidente ma può essere anche il suo contrario che si chiama “sputtanamento”.
La puttana è la regina dell’alcova dove principi, papi, imperatori, intellettuali, borghesi, proletari, politici, manager si sono inchinati convinti che tra quelle lenzuola si manifestasse l’ancestrale dominio dell’uomo sulla sua preda, senza capire che la vera preda sono da sempre loro.
Per i giovani, la puttana è l’iniziazione misterica al potere trascendente del sesso, del piacere, dell’orgasmo, del divino godimento; come il soldato e la guerra sono l’iniziazione misterica alla morte, alla paura, all’orrore, al coraggio, alla fratellanza virile. Eros, thanatos e polemos, gli dei che la modernità ha rimosso. Picasso perse la sua verginità a 15 anni con una puttana, Prévert a 13.
La puttana è per l’uomo, il primordiale rapimento mistico dall’alterità identificante che lo circonda: quella della madre, della sorella, della moglie, perché come affermava Drieu La Rochelle, romantico fascista e puttaniere innamorato, in ogni donna c’è una puttana.
Guy de Maupassant ha amato così tanto le puttane da trasformarle in eroine dei suoi racconti: Palla di Sego, la carnosa puttana patriota, era la cattiva coscienza di una Francia in fuga dai prussiani. Sulla carrozza che la trasportava c’erano nobili e borghesi con le loro mogli, un rivoluzionario, due suore. L’intero specchio di una società nella quale, da sempre:  “l’amor legittimo considera con sufficienza il suo libero collega”. Eppure sarà Palla di Sego, offrendo i suoi servigi al bellissimo ufficiale prussiano che l’aveva in ostaggio, a liberare l’intera compagnia che una volta in salvo, ritornerà ad avere per lei il normale disprezzo sociale.
Perché alla fine, come diceva la ruffiana Antonia alla puttana Nanna, in quell’incredibile dialogo che l’Aretino ci lasciò nel ‘500: “i vizi delle puttane son virtù”.

Oggi che la Francia ha dichiarato guerra alla puttana con una legge contro la prostituzione ridicola e offensiva, noi denunciamo l’oltraggio da lei subito e l’ingiustizia perseguita. Il Parlamento francese ha deciso che chi andrà a puttane sarà multato con 1500 euro, in alternativa, dovrà seguire uno stage di “sensibilizzazione contro l’acquisto di atti sessuali”. Lo Stato moderno, senza più etica, diventa moralista. Immaginate voi Fabrizio De André, per colpa della sua Bocca di Rosa “che metteva l’amore sopra ogni cosa”, costretto ad un corso di rieducazione sessuale.

Noi al contrario, vogliamo che la puttana sia riconosciuta patrimonio culturale dell’umanità.
Senza di lei, meretrice o cortigiana, mantenuta o favorita, sensale, cocotte, danzatrice, modella o attrice, non ci sarebbero state le corti e i salotti, i caffè letterari e gli atelier, i foyer teatrali e gli studi dei pittori. Sarah Bernhardt sarebbe solo la straordinaria attrice che amò Doré e affascinò D’Annunzio e non anche la superba puttana che trasformò il suo camerino in un ritrovo di piacere a pagamento e la sua vita in leggenda.
La pittura e il teatro, la letteratura e il cinema, senza puttane, sarebbero più silenziosi.
Persino la poesia popolare mancherebbe di qualcosa: il Conte di Maurepas, ministro della Marina alla corte di Luigi XV, amava scrivere canzoni ironiche che poi il popolo diffondeva; fu una di queste, in cui raccontò di una serata intima da lui trascorsa con Madame Pompadour e il re, a costargli il posto: ironizzare sulla malattia venerea che la “maitresse en titre” diffondeva a corte, trascinò nella Bastiglia popolani e preti.
Senza la puttana non ci sarebbero le divine Madonne del Caravaggio, forse neanche la Venere del Botticelli; sicuramente non esisterebbe l’Olympia di Manet prostituta velata e altezzosa.
La pittura fiamminga ci ha regalato puttane sfacciate, come quella di Veermer che si fa toccare il seno dal cliente della locanda mentre gli porge la mano per ricever moneta.
Senza la puttana non ci sarebbe Manon Lescaut, voluttuosa creatura che nel ‘700 l’abbé Prevost raccontò in un romanzo così scabroso che il Parlamento francese (guarda caso) dichiarò da bruciare e che Puccini mise in opera. Senza puttane Dumas figlio non avrebbe creato la conturbante Signora delle Camelie e Giuseppe Verdi la sua Traviata, che per lui era così tanto puttana da inveire contro la censura che l’aveva trasformata nella “pura e innocente” Violetta; perché come scrisse al suo amico scultore Luccardi: “non capiscono nulla. Una puttana dev’essere sempre una puttana”.
E quando la fotografia irruppe nell’arte dell’immagine, ciò che consacrò Ernst J. Bellocq alla storia furono gli ottantanove ritratti di puttane di New Orleans che lui fotografò su lastra nel 1912.
Senza puttane l’intero universo felliniano non esisterebbe: da Cabiria con le sue notti a Saraghina di 8 e mezzo fino alla Volpina di Amarcord. E il cinema da sempre, sembra consacrare la grandezza di un’attrice alla sua capacità di impersonare una puttana sullo schermo: Giulietta Masina, Catherine Deneuve, Anna Magnani, Natassja Kinski, Silvana Mangano, Jodie Foster, Shirley McLane, Elisabeth Shue, puttane comiche, drammatiche, surreali, tragiche, innamorate, disperate.
Spiegate loro che adesso l’ipocrisia di Stato riduce la puttana a prostituta; da figlia del piacere a figlia dello sfruttamento, dell’abiezione, della miseria, l’unico volto che la società oggi sembra volerle riconoscere. Come Victor Hugo che l’accomunò socialmente al galeotto e al fuorilegge, prodotti di una “povertà che umilia il popolo a cui il carcere rapisce il figlio e il bordello la figlia”.
Andatelo a dire a quella putain francese che davanti all’Eliseo manifestava innalzando un cartello con scritto: “venite a letto con noi e poi votate contro di noi”.
La puttana continua a rappresentare l’alchemica ricerca del piacere. Ciò che avevano capito già 2000 anni fa all’ingresso di un bordello dell’antica Pompei dove, come un’insegna moderna, qualcuno disegnò un fallo e incise una scritta: “ Hic habitat felicitas”. Qui abita la felicità.

© Il Tempo, 13 Dicembre 2013
Immagine: Édouard Manet, Olympia, 1863