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Julien Legrand, Relaxing, 2010Il 13 dicembre scorso il ministro Saccomanni ha dichiarato che entro la fine dell’anno si sarebbe provveduto a “vendere un pacchetto di immobili del Demanio” per un valore di 525 milioni di euro. L’operazione, annunciò trionfale l’uomo di Bankitalia prestato al governo Letta, avviene “per la prima volta da tanto tempo”. La cosa in sé sembrerebbe utile e profittevole, se non fosse che a guardarla bene si scoprono aspetti paradossali.
Nella Legge di Stabilità si è deciso che gli immobili del Demanio, di pregio e già pronti per i cambi di destinazione d’uso, non sarebbero stati venduti a privati ma a Cassa Depositi e Prestiti (che è, per l’80%, di proprietà del Tesoro). In altre parole, lo Stato vende immobili di proprietà dello Stato allo Stato stesso. Saccomanni l’ha definita una “privatizzazione sui generis”, svelando l’inconscio da tecnocrate.
Negli ultimi anni abbiamo conosciuto gli incredibili giochi di prestigio dei “contabili di Stato” che l’opinione pubblica ha definito eufemisticamente “finanza creativa” e che mai sarebbero stati consentiti in bilanci di privati; ma arrivare ad escogitare un’operazione in cui lo Stato si auto-rivende qualcosa che è suo, supera qualsiasi fantasia amministrativa.
Qualche giorno fa, quando i tecnici del Ministero e quelli di Cdp si sono seduti al tavolo di fronte a un notaio per stipulare l’atto di cessione, si sarebbero accorti che l’operazione non si poteva fare a causa di un piccolo dettaglio: mancava la legge che lo consentiva.
Le normative già utilizzate per atti di alienazione del patrimonio pubblico infatti non sono ripetibili, né applicabili a questo caso specifico e, in assenza di una legge, il ministro non avrebbe potuto fare il decreto di vendita. Tra le mille proroghe del Milleproroghe, nessuno aveva pensato a una proroga in più. Pare che tra i tecnici del Tesoro e quelli di Cdp siano volate parole grosse. I primi avrebbero ammonito i secondi: “trovate una soluzione, a noi servono 525 milioni”. Quelli di Cdp avrebbero risposto: “Ma che soluzione volete che troviamo, se non siete neanche in grado di fare un decreto?” Insomma, i superburocrati, con i loro stipendi d’oro, alla fine sembravano dilettanti allo sbaraglio.
Non solo, ma a causa della fretta con cui doveva essere chiusa l’operazione e al fine di tutelare Cdp, nell’atto di acquisto sarebbe stata inserita una clausola di compensazione per la quale, qualora successivamente i valori degli immobili acquistati risultassero inferiori alla cifra spesa, Cdp avrà il diritto di ricevere altri cespiti fino alla copertura dell’importo speso; cioè, per capirci, è come se io comprassi casa fissando un prezzo con il mio venditore, e poi, mesi dopo, siccome scopro che il valore dell’appartamento è inferiore al prezzo che ho pagato, chiedo al mio ex venditore di aggiungermi qualcos’altro: per esempio un pezzo di casa sua o la mansarda della nonna. Cose da pazzi.
Alla fine la stipula è stata fatta ma i termini dell’operazione sono top secret, così come la lista degli immobili interessati. Eppure qualche notizia interessante è trapelata nonostante lo strano silenzio attorno ad un’operazione orchestrata nei giorni di festa. La prima è che, nonostante l’ottimismo di Saccomanni, il contratto di vendita non supererebbe i 400 milioni di euro; ne mancherebbero quindi 125 rispetto a quelli preventivati.
La seconda è che siccome il Demanio non è riuscito a trovare sufficienti immobili di gradimento a Cdp (nonostante detenga quasi 5 miliardi di valore complessivo) si è dovuti ricorrere agli immobili degli Enti locali, come ad esempio una serie di caserme già cedute dal Ministero della Difesa ai comuni (tra queste, a Roma, la famosa Guido Reni, vicino al Maxxi, la cui area verrà adibita in parte a zona museale e in parte residenziale, la cui cessione, il sindaco Marino ha intenzione di annunciare come suo successo personale).
Rimane il problema di fondo: Cassa Depositi e Prestiti ha tra i compiti della sua “gestione separata” quello di finanziare investimenti statali attraverso la raccolta del risparmio postale. Quello che sta avvenendo è più o meno questo: per  accontentare le richieste di Bruxelles, lo Stato vende i suoi immobili a se stesso, usando i soldi dei libretti postali dei cittadini correntisti. Sono geniali questi tecnocrati.

© Il Tempo, 2 Gennaio 2014
Immagine: Julien Legrand, Relaxing, 2010