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la sinistraUn dilemma attraversa il dibattito politico italiano da oltre vent’anni; e non riguarda Berlusconi, il berlusconismo, i berlusconiani o le berlusconate. E’ un dilemma che interseca la storia dell’Occidente, la fine del ‘900 e la morte delle grandi costruzioni ideologiche partorite dalla modernità. Il dilemma è: ma perché in Italia ci troviamo una sinistra così?
Non si può credere che ci sia una falla nel progetto evolutivo, o che il Disegno intelligente abbia fatto acqua proprio quando bisognava trasformare i trinariciuti di Guareschi in top model di Glamour; ci dev’essere qualcos’altro che spiega questo ripiegarsi su se stessa di una cultura politica che s’abbronzava al Sol dell’Avvenire e fantasticava delle “magnifiche sorti e progressive”.
Da Gramsci a Santoro, da Pasolini a Saviano, da Nilde Jotti alla Boldrini, da Togliatti a Fassina, il salto indietro è talmente evidente che viene da domandarsi quale incantesimo abbia imprigionato la sinistra nei suoi incubi peggiori.
E pensare che, da quelle parti, hanno anche avuto tutte le condizioni favorevoli per poter procedere ad un miglioramento della specie; sì, perché dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo, a loro non è stato nemmeno imposto di pagare un pegno per le complicità avute con il peggiore totalitarismo del ‘900.
Il comunista (allora si chiamava così) non ha subito l’odio del vincitore (toccato invece al nazista e al fascista); nessun processo di Norimberga, nessuna damnatio memoriae, al massimo un compassionevole senso di pietà e indifferenza. Le ragioni di questo trattamento privilegiato sono chiare: il nazismo finì dentro il bunker di Berlino assediato da eserciti di tutto il mondo. Il fascismo finì a testa in giù tra lo scherno sadico dei soliti vincitori dell’ultima ora. Il comunismo è morto per l’invasione di eserciti di Big Burger e Coca Cola.
Fatto sta che la sinistra italiana, che di quell’orrore è stata complice (chiedere a Napolitano), è passata indenne attraverso i cataclismi della storia, senza mai assumersi una responsabilità, una colpa, uno “scusate abbiamo sbagliato”; gli intellettuali e i politici che avevano alimentato, giustificato, legittimato gulag, Pol Pot, dittature caraibiche e rivoluzioni proletarie varie, quando tutto è finito, invece di essere esposti al pubblico ludibrio, sono stati accolti nei salotti che contano, hanno occupato accademie e redazioni, banche e tv. La sinistra italiana si è salvata persino dal crollo di Tangentopoli, grazie a quella magistratura che l’ha estratta dalle macerie della Prima Repubblica ripulendola da tutti i detriti e le sozzure che aveva addosso.
Questo è il punto: non avendo dovuto mai pagare un conto, non avendo mai dovuto rispondere di errori e malefatte, la sinistra si è convinta di essere al di sopra di ogni regola della storia; intellettuali e politici hanno creduto veramente di essere “antropologicamente superiori”, il che ha impedito loro di capire che cosa erano diventati.
Il prezzo da pagare, per tutto questo, è stata l’anima. I leader della sinistra che si sono alternati in questi 20 anni hanno dovuto abbandonare i proletari e affidarsi alle élite corporative che da sempre tengono in ostaggio il paese: hanno dovuto chiedere a De Benedetti e alla sua band, all’Anm o ai replicanti italiani di Mr. Soros una legittimazione politica.
Forse è per questo che oggi te li ritrovi a difendere gli interessi dei tecnocrati di Bruxelles, a dare voce ai soliti garantiti di sistema, a pensare ancora che l’egualitarismo venga prima della libertà (di essere, di produrre, di creare), a preferire l’astrazione dello Stato alla realtà concreta dell’individuo e delle comunità naturali; il tutto cercando disperatamente di mantenere in vita quel che resta di un sistema di potere costruito dai loro sindacati, dalle loro cooperative e dalle loro banche.
Oggi la sinistra che ha fatto la lotta di Liberazione (con qualche eccesso in Emilia e Toscana da far sembrare la Siria di oggi un luogo da educande), che ha guidato il movimento operaio con un occhio sempre ai padroni, che ha cavalcato la Guerra Fredda a suon di rubli, che ha attraversato il terrorismo attenta a non urtare “i compagni che sbagliavano”, si è scelta dei leader nuovi: Matteo Renzi e Enrico Letta, due democristiani che con la sinistra non c’entrano nulla; Stavolta, la sua abitudine di alzarsi da tavola senza pagare il conto non ha funzionato: ora si ritrova a lavare i piatti in cucina. La lunga notte dei post-comunisti è appena iniziata; e forse sarà quella definitiva.

© Qelsi Quotidiano, 21 Gennaio 2014