Tag

,

image70Sono passati due mesi dalla decadenza di Berlusconi e il tanto atteso ingresso nella Terza Repubblica (quella di Repubblica e della Bocassini), stenta a realizzarsi. L’Italia indignata e civile, moralista e antropologicamente superiore che pensava di essersi tolta finalmente di mezzo il Cavaliere, ora si ritrova a ricordare i 20 anni di Forza Italia e a discutere delle incredibili foto del Sunday Times che di colpo rendono le rughe di Berlusconi più giovani, affascinanti e vere dei giubbotti di Renzi e delle mutande di Travaglio. Niente da fare,  l’Italia di Letta e di Napolitano, dei maggiordomi di Bruxelles e dei salotti radical-chic, della Littizzetto e dei grillini, insomma l’Italia che piace alla gente che si piace, non riesce a cavare un ragno dal buco.
Per questo la fase due dell’operazione “pulizia Italia” sarà provare a deberlusconizzare il paese, secondo il cronoprogramma che magistratura e intellettuali si sono dati; ed il modo per realizzarlo è sempre il solito: la manipolazione della memoria, uno dei più proficui core business della sinistra. Ecco perché questurini, sessuofobi, giustizialisti e paranoici travestiti da “giornalisti democratici” stanno provando a ridurre la complessità del berlusconismo (e anche i suoi errori politici, per carità) a Ruby ed Agrama, per trasformare vent’anni di storia democratica in una storia criminale.
Eppure c’è una storia del berlusconismo che ancora deve essere raccontata e i cui pezzi danno l’immagine di questi 20 anni non proprio da buttare via se confrontati con quelli dell’Italia inginocchiata all’eurocrazia o scodinzolante davanti ad una magistratura ormai casta autoreferenziale: è una storia fatta di episodi, di frammenti storici, di brevi narrazioni, di immagini che narrano ciò che poteva essere quella “rivoluzione liberale” che non è stata.
È la storia, ad esempio, di quella straordinaria standing ovation di oltre un minuto con cui, nel 2006, il Congresso americano in seduta plenaria salutò il discorso da statista di Silvio Berlusconi, unico leader occidentale a ricevere  un’accoglienza del genere. È la storia delle rivelazioni di Wikileaks che spiegarono come fu la mediazione del Cavaliere ad impedire che, con la crisi della Georgia, scoppiasse una guerra tra Putin e l’Occidente; o ancora quella delle parole di Donald Rumsfield, il potente segretario di Stato americano dell’era Bush, quando fece intendere che fu grazie al leader italiano se Gheddafi rinunciò al nucleare ed evitammo di trovarci con un Iran nel cuore del Mediterraneo.
È la storia di come Berlusconi cambiò l’economia italiana dando ricchezza con le sue imprese ad un paese depredato per 50 anni da capitalisti di Stato, famiglie confindustriali, banchieri di partito e grigi tecnocrati.
È la storia di come ha saputo trasformare il nostro immaginario simbolico che i comunisti alla Berlinguer volevano ancora in bianco e nero, perché per loro addirittura la tv a colori era un maleficio del capitalismo; o di come ha cambiato la politica inventando quel bipolarismo (imperfetto quanto vogliamo) che ha dato ai cittadini la possibilità di scegliere chi li governa.
Con l’eliminazione per via giudiziaria del più importante leader democratico degli ultimi 20 anni, la sinistra italiana non ha aperto solo una ferita alla sovranità della politica; sta anche cercando di raccontare un’altra storia che possa giustificare il suo fallimento storico e legittimare questa nuova politica di maggiordomi dell’europeismo e servitor cortesi di uno statalismo parassita. A guardare questi giorni, non è detto che ce la faccia.

©Qelsi Quotidiano, 27 Gennaio 2014