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image14Corrado Augias, giornalista e saggista, Grande Ufficiale e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, è un uomo di grande morale ma anche di grandi segreti; sarà forse per questo che la sua produzione letteraria è segnata ossessivamente da questa parola. “I segreti d’Italia” , pubblicato nel 2012, ha seguito di pochi mesi una collana editoriale da lui curata dal titolo “I segreti della musica”, che seguiva di due anni un libro dal titolo “I segreti del Vaticano”, che seguiva, nell’ordine, “I segreti di Roma”, quelli di “Londra” quelli di “New York” e quelli di “di Parigi”.
Augias sembra avere una certa dimestichezza con i segreti, ma anche con i servizi segreti.
Qualche anno fa, Antonio Selvatici, scrupoloso giornalista d’inchiesta italiano, rese pubbliche una serie d’informazioni ricavate dagli archivi della StB, la vecchia polizia segreta cecoslovacca, che contenevano un dossier interamente dedicato ad un loro informatore italiano: tale Corrado Augias, nome in codice “Donat”. I documenti, raccolti in un fascicolo di 135 pagine, si riferivano a rapporti, verbali d’incontri, schede, che abbracciavano un periodo di quattro anni a partire dal 1963, quando Augias era un giovane funzionario Rai con frequentazioni importanti. La polemica che ne seguì spinse in campo una buona fetta dell’intellighentia progressista in sua difesa: tra quelli che ci misero più impegno, l’insuperabile Furio Colombo, il quale portò allo stremo il suo sforzo neuronale immaginando che quelle rivelazioni fossero in realtà frutto di un accordo tra Berlusconi e Putin teso a produrre dossier taroccati per colpire uno alla volta i nemici del Cavaliere; infatti si iniziava dalla A, come Augias, per arrivare alla Z (forse come Zorro). Nonostante minacce di querele e denunce, mai però presentate da parte di Augias, la questione è stata seppellita sotto uno strano silenzio, tipico di un paese che continua ad avere un rapporto acrobatico con la verità storica, soprattutto quando questa tocca uomini o ambienti della sinistra.
Augias alla fine fu costretto ad ammettere i suoi rapporti con i cecoslovacchi (che in epoca di guerra fredda non erano proprio nostri alleati), definendoli però “blande frequentazioni.
A noi interessa capire perché un uomo che ha un rapporto così contorto con la propria verità, continui a vomitare lezioni di moralismo in tv e sui giornali.
In questi anni Augias, con il suo stile british e intellettualmente pacato, è stato uno dei più feroci fustigatori del berlusconismo visto come una sorta di bestia immonda minacciante la purezza dell’Italia antropologicamente superiore di cui lui fa parte.
Da qualche tempo il suo obiettivo sono i grillini: qualche giorno fa, in tv dalla Bignardi, li ha attaccati definendo “squadrismo inconsapevole” quello che hanno fatto in Parlamento e ammonendo sul rischio dell’ennesimo pericolo di ritorno del fascismo.
Ieri, dalle colonne di Repubblica, ha rincarato la dose con tanto di spiegazione psicanalitica del grillismo caratterizzato da un “sessismo arcaico nutrito da pulsioni mai sopite” arrivando a definire niente di meno che “una violenza senza precedenti nel mondo civilizzato” le offese che la presidente della Camera Boldrini ha ricevuto sul blog di Beppe Grillo.
Non saremo noi ad incrinare le certezze di Augias parlando ad esempio degli auguri di morte che un suo collega di Repubblica inviò a Berlusconi su twitter qualche mese fa, o del sessismo arcaico degli articoli di Michele Serra (altro suo collega di Repubblica) e degli altri intellettuali illuminati, dedicati in questi anni alle donne politiche di centrodestra.
Il punto è un altro: succede spesso che i grandi moralizzatori dei comportamenti altrui siano quelli che evitano accuratamente il giudizio sui propri; e così, Augias preferisce parlare di Berlusconi o di quei “quasi fascisti” dei grillini, piuttosto che dei segreti suoi; per esempio quelli che riguardano un certo agente Donat.

© Qelsi, 4 Febbraio 2014