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MATTEO-RENZIMatteo Renzi non esiste. Tutto ciò che noi vediamo di lui in tv o leggiamo sui giornali italiani, è solo una proiezione del nostro inconscio collettivo.
Renzi è come Matrix, una neuro simulazione interattiva; una finzione digitale che percepiamo come reale. Ha invaso i media, i social network, è costruita a tavolino da fabbricatori di immagini e dispensatori di sogni ma in realtà, nel mondo reale, di lui non c’è traccia: è come un cartoon della Disney.
Basta vedere cosa è successo in occasione della visita di Obama: i media italiani ci hanno invaso di immagini e parole per descrivere lo storico incontro tra il capo della più grande democrazia del mondo e il premier italiano; lo hanno descritto attimo per attimo, svelandoci i retroscena più umani e divertenti, il feeling di sorrisi e ammiccamenti che li ha legati; hanno contato quante pacche sulle spalle i due si sono dati, hanno analizzato la precisa gradazione di colore del vestito che li accomunava, chiaro segno di un destino condiviso; hanno descritto le grandi strategie concordate.
Poi, una volta usciti da questa proiezione, leggiamo i giornali americani e di Matteo Renzi non c’è traccia, il suo incontro con Obama non è pervenuto ed il premier italiano è al massimo una citazione tra la visita al Colosseo del Presidente americano e i commenti su come i romani sopportino il traffico caotico. Per la stampa Usa, Obama è venuto in Italia ad incontrare Papa Francesco; addirittura l’inviato del New York Times al seguito non scrive da Roma ma da “Vatican City”, perché per gli americani non esiste una capitale della Repubblica Italiana ma solo la Città Eterna, sede temporale della Chiesa Cattolica e l’unico leader sul suolo italico veste di bianco, parla argentino e viene chiamato Holy Father (Santo Padre). Persino nel resoconto video della Casa Bianca il premier italiano non compare neanche come comparsa.
Ecco perché sorge il sospetto che Renzi non esista; o se esiste davvero, che i due non si siano mai visti e che quelle foto Renzi le abbia fatte con la sagoma di cartone di Obama che l’ambasciata Usa ha utilizzato nei giorni scorsi per promuovere l’arrivo del Presidente americano.
Il problema in realtà è politico. L’Italia di Renzi sbruffona e megalomane che si celebra su twitter, si sbrodola da Fazio e dalla Bignardi e si ride addosso di battute toscane, all’estero è percepita meno che nulla; per ora, è scomparsa dai radar della politica internazionale. Sarà che in America la democrazia è una cosa seria, e un leader salito al potere senza consenso popolare e con manovre spudorate, in genere non gode di grande credibilità, a meno che non sia un esecutore di tecnocrati e di banchieri (come lo era Monti).
Sono lontani i tempi in cui un premier italiano si recava negli Usa e veniva accolto dall’intero Congresso americano con una standing ovation mai riservata ad un leader straniero (per la cronaca quel premier si chiamava Silvio Berlusconi).
Oggi Matteo il rottamatore non è ancora pervenuto nella percezione dell’opinione pubblica internazionale. L’egocentrismo non è una qualità in politica estera.
Renzi l’americano si è convinto di essere l’Obama italiano. In realtà sembra più la versione toscana del mitico Nando Mericoni, il personaggio che consacrò Alberto Sordi: altro che “yes we can”; piuttosto “America facce Tarzan!”.

© Il Giornale, 28 Marzo 2014